Che se non fosse già Novembre ora uscirei. Ma tu non ci sei mai. C'è troppa cenere sulla portiera della mia auto e tu, lo so, sei così bella. Sai, ogni tanto sono stanco; stanco che piova ancora, degli ipocriti che parlano e poi dormono, di una pensilina che mi copre mentre aspetto. Perché dovrei aspettare? Ancora. No. Guardami bene, ti voglio. Voglio farti correre, credere, mordere i miei limiti e poi ridere. Di una bugia, di un caffè e di una stupida paura. Quando la musica stona e noi balliamo; ridi femmina, anima, donna. Tu puoi, lo sai, sei così bella. Avvelenami di una sera ubriaca e di me che ti sfilo le scarpe, perché voglio che racconti ciò che non hai detto mai. Delle tue stelle cadenti ed io ti bacio. Dei tuoi passi dispersi ed io ti stringo. Dei tuoi giochi segreti ed io ti prendo. Come se niente fosse stato fino a lá, mentre ti spoglio, ti giri e mi disegni il mondo, un peccato, un odore, un Dio. Amami ora cielo mio.
(Andrea Improta - 2016 - Tutti i diritti riservati)
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